Salvator Dalì Cristo sulla croceSalvador Dalí, Il Cristo di San Juan de la Cruz, Kelvingrove Art Gallery and Museum, Glasgow

10 marzo 2024 – IV Quaresima (Anno B) - Commento al Vangelo domenicale a cura di Don Stefano Ecobi

Che cos’è questo «mondo» che Dio «ha tanto amato»? Questo «mondo» in cui il Padre ha mandato il Figlio, non per condannarlo ma per salvarlo per mezzo del Figlio: che cos’è? Più che in senso geografico, siamo invitati a comprendere la parola «mondo» qui utilizzata come la casa in cui l’umanità dimora, e in cui Dio, incarnandosi, ha voluto dimorare con l’uomo. La casa ma anche chi vi abita. Potremmo dire che il «mondo» è la famiglia umana: infatti Gesù aggiunge subito: «perché chiunque crede in lui non vada perduto ma abbia la vita eterna». E a poter credere non è “l’universo”, ma ogni essere umano. Niente di astratto o generico, ma la concretezza di ogni singola persona che ha abitato, abita e abiterà la nostra terra.

Guardiamo le persone che abbiamo intorno. Guardiamo l’umanità gioiosa o sofferente che i media ci mostrano. Guardiamoci allo specchio. Ecco il «mondo» che Dio ha tanto amato, a cui dice ancora: «tu sei prezioso ai miei occhi, perché sei degno di stima e io ti amo» (Is 43,4). Ciascuno di noi è quel «mondo» che il Padre non vuole condannare, ma salvare per mezzo del Figlio. È per me, per te, per ciascuno di noi che Gesù è stato «innalzato» sulla croce. E l’ha fatto affinché proprio noi, davanti a tanto amore, potessimo disarmarci e credere, e così avere la vita eterna. Questa domenica, la geografia della Quaresima siamo noi.

E mentre ci guardiamo intorno, e ci guardiamo allo specchio, non possiamo fare a meno di constatare quanta verità ci sia, ancora oggi, nelle parole di Gesù: «la luce è venuta nel mondo, ma gli uomini hanno amato più le tenebre che la luce, perché le loro opere erano malvagie». Eppure, la parola della Croce non smette di risuonare, sempre e di nuovo, eco nelle tenebre, perché l’umanità torni a scegliere la luce, ad accogliere il Figlio, ad abbracciare «il grande amore con il quale ci ha amato» (Ef 2,4).

L’invito per questa domenica, allora, è duplice. Innanzitutto, stare davanti alla Croce: metterci davanti ad un Crocifisso, in cui contemplare il corpo di Gesù inchiodato al legno, e rimanerci un po’, ammirando il Figlio di Dio morto proprio per me, e per ciascun essere umano, e chiedendo allo Spirito Santo il dono di commuoverci e di non assuefarci mai davanti allo spettacolo di tanto amore immeritato. E poi scegliere la luce (che è proprio quel Gesù) in ogni piccola azione che compiamo: a partire dal segno di croce appena svegli e dal mettere i piedi giù dal letto, attraverso le faccende quotidiane e gli incontri della giornata, fino a quando chiudiamo gli occhi invocando «una notte serena e un riposo tranquillo». «Conducimi tu, Luce gentile» (J.H. Newman).