Ivan Kramskoy Христос в пустыне Google Art ProjectIvan Nikolaevič Kramskoj, Christ in the Wilderness, Galleria Tret'jakov, Mosca

18 febbraio 2024 – I Quaresima (Anno B) - Commento al Vangelo domenicale a cura di Don Stefano Ecobi

Nessuno di noi sa, concretamente, cosa ci riserverà questa Quaresima. Quali sorprese, piacevoli o meno, ci offriranno questi quaranta giorni. La “geografia” della Quaresima è variegata, come ci mostreranno i Vangeli domenicali, ma comincia sempre con il deserto. Ciò che è certo è che riceviamo un invito, una “spinta” addirittura, da parte dello Spirito, e allo stesso tempo incontreremo le tentazioni con cui Satana cercherà di remare contro. Qualunque impegno abbiamo scelto per vivere di più e meglio la preghiera, la rinuncia e la carità, se è impegno autentico e ispirato al Vangelo, allora ci farà imbattere inevitabilmente nella tentazione: perché il diavolo non ostacola ciò che è innocuo e mediocre, ma ha tutto l’interesse a mettere i bastoni tra le ruote ad ogni autentico cammino di crescita nella carità. E il bastone tra le ruote potrà assumere forme diverse, a seconda di come è fatto ciascuno di noi: potrà approfittare delle difficoltà che ci circondano o delle nostre incostanze, instillandoci l’idea che non ne vale la pena, che non ne siamo capaci, e comunque non interessa a nessuno se anche gettiamo la spugna; oppure, all’opposto, potrà cavalcare i nostri successi, per suggerire al nostro cuore che siamo proprio bravi, che forse non c’è nessuno più bravo di noi, e che quella persona là, che sembra essere più santa, in realtà chissà quali scheletri nell’armadio dovrà avere.

Insomma, da scaltro stratega, il tentatore saprà certamente approfittare di ogni situazione per volgere tutto a nostro sfavore. Ma non dimentichiamo che la regia non è sua: è lo Spirito (Santo!) ad aver sospinto Gesù nel deserto, ben consapevole che gli avrebbe fatto incontrare la tentazione, ma altrettanto certo che in quel luogo inospitale ci sarebbe stato un tesoro prezioso, necessario a tutto ciò che, proprio a partire dal deserto, sarebbe poi germogliato.

Ricordandoci l’Esodo, il deserto è il luogo del «ritorno al primo amore» (F. Patton), luogo in cui Dio aveva dimostrato il suo amore per il popolo e in cui il popolo, avvertendone la presenza, aveva imparato a rispondere all’amore del suo Dio. Se è vero che non c’è situazione della nostra vita di cui il tentatore non possa approfittare per ostacolarci, è vero anche che non c’è deserto che lo Spirito Santo non possa trasformare in terreno fertile da cui germogli qualcosa di importante, punto di partenza per un tempo (che sia un minuto o una vita intera) capace di trasfigurare il mondo. E se viviamo il deserto, qualunque forma assuma, con la fiducia certa che il Signore è con noi, allora sapremo anche riconoscere gli “angeli venuti a servirci”, tutti quei segni della provvidenza attraverso i quali lo Spirito ci manifesta l’amore di Dio, dimostrandosi ottimo (e invincibile) partner nella regia della nostra storia.